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Mentre mia sorella mi parlava ho cominciato a camminare per Milano, città nella quale vivo, con gli occhi annebbiati e il cuore spezzato che batteva il ritmo di un dolore che non si può capire se non lo si è vissuto. C’era il sole. Ho camminato fino a raggiungere un parco dove trovare una panchina che potesse reggere il peso del mio dolore. Pesante come non mai, mi sono seduto sotto un albero a piangere mentre intorno a me la gente passava con i cani che si buttavano nelle fontane, felici della loro libertà condizionata schizzando acqua che brillava nel sole. Io e il mio dolore eravamo trasparenti ad un mondo che si muoveva come se nulla fosse accaduto. Per il mondo infatti, non era accaduto nulla ma per il mio era accaduto tutto.

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