Piero della Francesca

Piazza S. Francesco, 52100 Arezzo AR, Italia

È sorprendente quello che Luca scrive sulla condotta di Maria dopo il concepimento. La giovane donna conferma di essere libera dai condizionamenti del tempo. È una persona matura, dotata di un carattere altruista, risoluto, coraggioso. Appena divenuta madre – scrive l’evangelista – «si alza» e «si mette in viaggio», senza consultare gli uomini di casa. Non cerca neppure la loro compagnia per aver protezione... Elisabetta, la sua vecchia parente che sta «in una località montagnosa della Giudea», ha bisogno..., e lei vuole «esserci». Anzi avverte l’urgenza di «esserci». Tanto che si muove «in fretta, con sollecitudine».Giunta a Gerusalemme, entra nella «casa di Zaccaria»... Già, la casa non può che appartenere al maschio! Ma lei, Maria, corre subito da Elisabetta. E tra le due donne fiorisce un dialogo fatto di stima, di tenerezza, di nobili sentimenti: «Ti saluto, piena di grazia!»; «Beata te, che hai creduto!»; «Appena sei arrivata il bambino ha sussultato nel mio grembo!»; «L’anima mia magnifica il Signore!». Grandi, certo, i patriarchi, i profeti, gli apostoli, gli scrittori sacri. Ma sono tutti maschi, autori di messaggi universali, astratti. Con le due donne l’annuncio diviene familiare, concreto. L’attenzione va all’uomo. La salvezza – dicono con il comportamento, prima ancora che con le parole – viene dalla presenza solidale con cui si coltivano le relazioni personali nella vita quotidiana.Tutto questo doveva pensare Piero della Francesca quando, nella cappella maggiore della basilica aretina di San Francesco, ha dipinto quella che molti ammirano come la sua Annunciazione. Gabriele è ancora in ginocchio di fronte a lei. Dio ha appena accolto la sua disponibilità e il Verbo si è fatto carne nel suo grembo. Ma, appresa la notizia che Elisabetta sta per avere un figlio nella sua vecchiaia, Maria non si chiude in sé ad assaporare le gioie della maternità. Osserviamola in questa straordinaria raffigurazione.È una donna matura, una vera matrona. Solo che si è fatta pensierosa. Il suo volto manifesta insieme preoccupazione e grande determinazione. Guarda fuori. Guarda oltre le mura di casa. Sembra che con l’immaginazione si trovi già accanto alla cugina, nella regione montagnosa della Giudea... C’è da affrontare un lungo viaggio? Non si tira indietro. Anzi ha già sulle spalle il mantello. Già il velo copre la sua capigliatura raccolta. E tutta la persona si muove, pronta a scendere sulla strada... Il libro sta chiuso nella sua mano. È giunto il momento di agire, in nome di Colui che «innalza gli umili e copre di beni gli affamati».Con l’immagine di questa donna piena di energia si chiude il nostro cammino.Ci sono voluti diversi capolavori dell’iconografia quattrocentesca per comprendere a pieno il racconto dell’Annunciazione tramandato da san Luca. Un racconto che dimostra come il Vangelo, anticipando i tempi, difenda la dignità della donna fino a dichiararla libera da tutte le dipendenze, e farla collaboratrice unica di Dio nel generare la vita.Hanno avuto ragione Firenze e la Toscana a considerare per secoli l’Annunciazione un momento di tale importanza religiosa, culturale, politica, civile da poter segnare l’inizio annuale dello scorrere ciclico del tempo.

Testo di: Pasetto Francesco

#CapodannoToscano

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